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E no, Pierlu, no cacchio, se un giornalista ti chiama per chiederti cosa pensi dell’espulsione di Morgan da San Remo gli dici che con tutto quello che sta accadendo in Italia, con la disoccupazione, la gente che si da’ fuoco, la FIAT che smantella Termini Imerese, il braccio di ferro regioni/governo sul nucleare ecc..

E’ l’ultima cosa che ti interessa.

Se Gasparri e la Melloni ne fanno una questione nazionale tu NON devi caderci mani e piedi, echeddiamine, ma chi ti circonda come consulente per la comunicazione?!?!

Ma santapolenta!

Morgan dice che fa uso di cocaina, Morgan esce dal Festival di San Remo. Il fatto in se è interessante, perchè mette a nudo un bella serie di meccanismi e logiche dello show-biz.

Provo ad elencare quelli che ho scorto.

Morgan si è ritagliato un target in questi anni sempre più popolare (vedi x factor) distinguendosi oltre che per competenza anche per una compiaciuta e divertente irriverenza. Morgan è entrato nel sistema ed il sistema gli ha trovato una bella casella, spaziosa, ma pur sempre con dei limiti: Se scegli il pubblico nazional-popolare della tv, ci sono dei codici che se li solletichi generi eccitazione, se li oltrepassi, non solo apertamente ma con un certo senso di irriverenza, hai finito. Semplicemente. Il popolo ha bisogno di “apparenza” e se la togli (ma chi te l’ha chiesto?!?!) se dici che andare a mignotte mentre i figli guardan la TV (Frankie Hi NRG, quelli che ben pensano) non è male ma anzi terapeutico, rompi il codice su cui si regge il tutto: dichiarare esplicitamente dei modelli, ma spingendo a livello appena sottocutaneo in tutt’altra direzione, così da creare quella continua discrepanza tra modelli comportamentali che genera una continua quanto infinita ansia di identificazione in qualcosa di bello.

Il buon Morgan ha peccato di hybris (tracotanza) dinanzi a sua maestà la TV, se ne è creduto superiore, ed ha pagato con la scomunica, che potrà togliersi solo dietro abiura e comunque non subito. Oltre a ciò la macchina Sanremese per stare in piedi ha sempre bisogno della sua vittima sacrificale e trovarsi lì Morgan servito su di un piatto d’argento, è stato un invito a nozze.

Poi mettiamoci altre due cose. Se la droga la prendono i cantanti, i politici sono molto contenti che se ne parli, date le epiche figure di pupù di cui sono ciclicamente protagonisti. Morgan, poi, nell’intervista famosa ha anche detto che nella TV ci sono persone cattive, tra cui “Maria De Filippi”. Appunto, se ci fosse stato bisogno di altre prove…

E qui mi si chiarisce anche una fantastica battuta che Morgan fece alla Bignardi a “Le Invasioni Barbariche”:

-Chi eri in una vita precedente?

-Giovanna D’Arco!!!!.

Ecco, appunto.

Liliana Segre, una delle poche persone che sanno ancora ricordarci che cosa fu la shoah, sorprende almeno per una cosa (almeno in tv): la sua lucidità e la sua eleganza nel raccontare e descrivere la sua esperienza ad Auschwitz.

La cosa è abbastanza sorprendente da far nascere in tanti la domanda: “ma come ci è riuscita?”. Al che risponde semplicemente che lei “non era lì”. Se si fosse rassegnata al fatto che quella era la sua vita non ce l’avrebbe fatta.

Il parallelo è probabilmente eccessivo, ma la struttura è la stessa. Quello che sta facendo Silvio all’Italia è di una violenza inaudita. Soprattutto per chi è cosciente, per chi conserva dei riferimenti altri rispetto al suo pornopotentato, che nulla ma proprio nulla ha a che vedere con la rivalità tra destra e sinistra.

L’obiettivo dei “coscienti” deve essere quello di conservare il proprio nucleo sano fino alla fine di questa oscura esperienza… Se ce l’ha fatta Liliana Segre…

Da troppo tempo a questa parte la figura dell’ecologista (di cui faccio beatamente parte) fa rima con “infelicità costante nel tempo”. E’ una cornice mediatica costruita ad arte dai giornali e da chi li possiede, ne sono convinto. Allo stesso tempo però c’è chi ci è cascato meravigliosamente. Nei movimenti ecologisti, a parte qualche invasato che lascia il tempo che trova,  ci sono del persone non brave, di più, santi viventi. Gente che si smazza delle menate pazzesche e si assume delle responsabilità spaventose a gratis, e quando non è a gratis sono stressati come i manager di una multinazionale ma con lo stipendio di un operatore di call center (con tutto il rispetto e l’affetto per i mei amici callcenteristi).

Questo è il ruolo che gli ha costruito il potere, e loro (noi) ci sono cascati con le mani e con i piedi. Chi predica l’ecologia ha il sex-appeal di un cormorano kuwaitiano sporco di petrolio. Porta sfiga. Gli si attribuiscono responsabilità che non possono avere perchè non hanno potere, ma il peggio è che certe responsabilità se le pigliano volentieri. Martiri. La cui immagine verrà sfruttata un domani per il nuovo vestito del potere.

Se invece l’ecologista mandasse a fare in c*lo un po’ di più, se si facesse vedere gaudente e felice, godurioso… Così come a suo tempo Tinto Brass sdoganò il sesso come piacere per il piacere, se l’ecologia fosse un vettore per il godimento allora si che il giuoco delle parti cambierebbe.

Lo è da un punto di vista economico-sociologico-filosofico generale. Il fatto che Google se ne vada perchè la Cina è un paese che censura il reperimento di informazioni on-line è vero, ma attenzione a come viene messa la cosa. Google se ne va perchè la Cina non rende (600milioni di dollari l’anno e 35% quota di mercato), o meglio, non rende abbastanza.

Google, quando è nato, ha rotto uno schema (quello ancora adottato da yahoo) per cui la visibilità non è data a chi paga di più e basta, ma a chi reca con se il maggior numero di informazioni pertinenti al tema ricercato e alla quantità di click che riceve. Google è una macchina da soldi inimmaginabile, ma per prolificare ha bisogno di trasparenza. Laddove non c’è rasparenza Google non guadagna. In teoria questo dovrebbe essere uno dei pilastri del libero mercato, però… lasciamo stare.

Google ha trasformato, almeno finora, un principio filosofico in crudo pragmatismo industriale. Certo, la Cina è talmente grande che per un po’ potrà bastare a sè stessa (vogliono stabilizzare la produzione e concentrarsi sul mercato interno oltre che sulle esportazioni), ma comincia a rischiare qualcosa. Un mercato che premia la trasparenza è sempre stato un sogno.

God Bless America!

Da un lato il processo breve, dall’altro il decennale per la morte di Craxi che DEVE essere riabilitato. Da un punto di vista “markettaro” è palese come si stia sfruttando la cosa per creare parallelismi su una (ammessa e nient’affatto concessa) vittima, Craxi, ed una vittima potenziale, Silvio. Se verrà riabilitato l’uno, l’altro non verrà mai disabilitato. Ma soprattutto se l’uno è stato vittima l’altro ha ben donde, davanti al popolone sovrano, di pararsi il baugigi con qualsiasi mezzo. Mica vorremo fare lo stesso errore due volte…

Ma stacchiamo le ali da terra per un attimo e lasciamoci trascinare un piacevole delirio nietzchano. Non so voi amici, ma io avverto come l’aleggiare di un eterno ritorno incombente. Non so cosa mi dia questa sensazione, ma nonostante il vigore della leadership berlusconiana, ho come la sensazione che il Silvio senta Nemesi che gli alita sul collo e la disperata quanto patetica riabilitazione di Craxi (che somiglia molto più ad una beatificazione che altro) è si il tentativo di salvare sè stesso, ma ad un livello più metafisico. Silvio si rivede in Bettino, vorrebbe in un certo senso essere stato Bettino, un uomo di stato, ammirato, rispettato, elegante. Almeno fino ad un certo punto. Poi però è caduto e si è autoeletto martire. Silvio le caratteristiche di Bettino le ha, ma in una sorta di declinazione punk.

A questo punto mi chiedo come sarà la caduta del Silvio, esteticamente dico. Se Craxi si atteggiò a Galata Morente, mi chiedo quale forma sceglierà il Silvio per la sua fine…

Secondo me Un misto tra Riccardo III e George Best?

“Ho speso molti soldi per alcool, belle donne e macchine veloci. Il resto l’ho sperperato”.

George Best

I sintomi sono ormai conclamati da tempo: nell’elenco dei nemici da neutralizzare (per quanto in maniera subdola e sottile), ci sono gli intellettuali ed il loro mondo. Questa maggioranza sia dal suo lato più iper berlusconiano che da quello Leghista stanno cercando di ridisegnare la mappa valoriale e culturale della nostra nazione secondo le proprie esigenze.

La politica della cultura, per una certa destra, è o conservazione superficiale o intrattenimento evasivo: o ripetitive riedizioni di mostre su Caravaggio-Baschenis oppure Zelig. In pratica impedire di pensare al presente.

Qui, a Bergamo, accade che lo stimatissimo Bergamo Film Meeeting si sia visto dimezzare i fondi dal comune, dopo che la regione già aveva provveduto a drastici tagli negli anni passati. Dimezzare i fondi quando le spese sono già state fatte sulla base di altre prospettive è un modo come un altro per far chiudere il festival. Non raccontiamocela. Poi probabilmente si può anche imputare qualche responsabilità gestionale al nostro Signorelli, ma quello che avverto è che si sia messo in moto un processo di strisciante e subdola eliminazione di ogni POSSIBILE forma di disturbo all’azione politica. Gli intellettuali in quanto tali (vedi parole di brunetta ecc…) sono ritenuti avversi al sistema, e così ogni loro forma di nutrimento e di ritrovo, la quale va indebolita con progressiva gradualità fino a farla scomparire, ma senza botti, altrimenti la gente può spaventarsi e capire che c’è qualcosa che non va.

Più nel piccolo e nel locale noto invece che l’amministrazione Tentorio è sempre di più l’amministrazione di una sola parte. Non ritenere il BFM un patrimonio di tutta la città significa voler deliberatamente deprimerne e “dolcemente” schiacciare una parte a favore di un’altra,  più favorevole e più controllabile. Io penso che ci sia dietro una strategia abbastanza trasparente.

Attendiamo i prossimi passi… come se ce ne fosse bisogno.

Per meglio capire quanto sta accadendo consiglio la lettura di questo articolo di Ilvo Diamanti

Ancora due battute. Ieri sera mi sono visto “la storia siamo noi” di Gianni Minoli, puntata speciale su Craxi. Mi sono fatto un’idea per così dire “sistemica”, cioè, cos’è successo al sistema Italia in quel periodo e che parte ha giocato Craxi?

Craxi ereditava nel ‘76 un partito socialista piuttosto alla frutta, tanto che quelli svegli se ne erano già andati nel PSDI di Saragat.

Craxi da’ un’impostazione al PSI del tutto nuova e sintonica con il polso del paese. Craxi si inserisce come un piccolo staterello tra due macro continenti DC e PCI che godevano di una solidità strutturale e finanziaria non paragonabili per il PSI. Ma soprattutto DC e PCI avevano “sostegni” esterni che il PSI non aveva.

Senza soldi non si canta messa, non è sufficiente avere il polso del paese. Il PSI diventa un partito moderno, post’identitario, non più di “ispirazione marxista”. IL PSI vuole essere un partito di governo. Il PSI deve fare “sistema”, un sistema che però non può arrivare alla solidità di DC e PCI, non in quell’istante, non nei tempi desiderati. Per tenere il passo occorre un aiuto, e così il PSI comincia a doparsi, con l’ansia di voler stare nella maggioranza, di guidarla, pur non essendo il partito più grosso. De Mita lo fa capire bene: ” non poteva reggere a lungo un governo guidato da un partito che non era il maggiore della coalizione”.

La prima spinta craxiana va fisiologicamente perdendo forza, ma il PSI è ormai entrato nei gangli del potere e ciò che prima era utile al sostegno del partito comincia a diventare più utile a chi nel partito, o per il partito, occupa posizioni di rango. Il PSI fa un gioco più grande di sè. C’è il momento di tirare il fiato, di fare un po’ di opposizione costruttiva con un ex PCI-PDS che comincia un’interessante fase di transizione. Ma Craxi dice ad Occhetto che lui non può permettersi di stare all’opposizione neanche un giorno. E allora servono dei trucchi, che però quando si cominciano a fare con troppa disinvoltura, alla luce del solleone, quando non si dispone di un sistema “inespugnabile” (D’Alema), quando si confonde il mezzo (comunque illecito) col fine, allora va tutto in cortocircuito e salta tutto… BBBBummmmm.

E poi l’epilogo di tangentopoli che ha avuto l’effetto perverso di allontanare quei pochi che si facevano qualche scrupolo. Quelli col pelo sono restati tutti. Cazzo.

E questo non significa che a Craxi non possano essere riconosciuti dei meriti, anzi. Partiamo da un concetto taoista: il male assoluto non esiste, per cui a Craxi alcune cose decenti le si possono anche riconoscere. La mia preferita è Sigonella, ad esempio, ma poi anche in fatto di laicità (revisione del concordato) e di lotta alla mafia, io credo che qualcosa di buono il cinghialone (come lo chiamava feltri prima di cambiare bandiera) lo ha pur fatto.

Ma intestare una via o un pezzo di territorio pubblico è un’altra cosa. Craxi (ahilui) incarna il simbolo della malapolitica della prima repubblica, ha fatto la figura del capro espiatorio, è vero, ma è pur sempre responsabile (perlomeno responsabile politicamente) di aver accelerato un sistema di corruttele che forse la DC riusciva a tenere sotto controllo. Ha pagato per tutti? No, perchè Craxi non ha mai pagato davvero, dato che se n’è andato in esilio dorato ad Hammameth. Diciamo che però era un uomo che credeva nello stato, aveva dei valori e aveva una “vision” politica.

Però Craxi è anche stato il progenitore della politica di oggigiorno. Craxi è assolutamente responsabile dell’impostazione del sistema radiotelevisivo che ha favorito l’ascesa del caimano con annessi e connessi. E non solo.

Ma soprattutto, Craxi è un simbolo che divide, e dedicargli qualcosa che appartiene a tutti è o un’operazione stupida (soprattutto in questo periodo storico) oppure un’operazione scellerata (soprattutto in questo periodo storico). Io penso che a parte qualche semtimentalismo degli ex PSI non ci sia ragione, o sicuramente non ci sia urgenza di dedicare qualcosa al cinghialone. Io credo che qui l’obiettivo sia semplicemente quello di mortificare ancora una volta la parte più legalitaria del nostro fottuto bel paese e quello di dividere ancora un po’ il fronte avverso, dove qui e là, qualche lacrimuccia per Craxi fu comprensibilmente spesa.

A pensar male si fa peccato, ma (troppo) spesso ci si azzecca!

Il Divo Giulio

Ti pareva, sembra che nella lotta per la tipicità a rischio di estinzione, Bergamo tenga particolarmente a quell’aura di bigotta ignoranza che l’ha spesso contraddistinta dal secondo dopoguerra a pochi lustri orsono.

Dalle parti di San Tomaso De’ Calvi aprirà un eros center (sexy shop è una parola inventata, che non ha significato in nesuna lingua del mondo. Letteralmente significherebbe “negozio sensuale”…), che ha scelto di tenere le vetrine oscurate con tanto di megascritta “vietato ai minori“.  Il parroco, varia gente del quartiere con un consigliere comunale ed un assessore si sono schierati contro l’apertura, in piena regola, di questo esercizio.

Ora, fatto salvo che se lì vi dovesse entrare un minore verrebbe sicuramente riaccompagnato all’uscio, e se ci dovesse restare i proprietari-gestori verrebbero accompagnati in galera, c’è da chiedersi quale paura generi un simile esercizio. Fosse per me dalle scuole elementari terrei lontani i concessionari  dei  SUV: quelli si che sono strumenti inutili e pericolosi,  simboli d’ignoranza e spesso di morte. Un eros center che male può fare? Soprattutto con le condizioni di estrema discrezione che vigeranno!

Ora, a parte facili battute, davvero c’è da chiedersi come mai persistano certi riflessi sessuofobi. Il sesso è davvero uno degli argomenti più tabù, la cui paura non è tanto per la pericolosità in sè del tema, quanto perchè non siamo mai stati educati a gestirla, a parlarne con serenità, a trattarla con un minimo di tranquillità.

Che poi la sessualità non è altro che l’unione di due temi su cui in questa epoca siamo profondamente ignoranti, ossia “corpo” e “relazione”, attraverso i corpi ma non solo. Pensiamo spratutto a come si usa il corpo in TV: quello delle donne è diventato sempre più pura mercificazione, con tanto di coazione al suo rifacimento costante. Quello dell’uomo se non è stato femminilizzato (nel senso “velino” del termine) deve essere ricostruito im palestra, dall’estetista e non solo. Gli atleti professionisti, invece, vivono il loro corpo come una macchina dentro cui mettere le benzine di più equivoca e varia provenienza, l’importante è il risultato. A breve termine.

Altro che storie, qui ci vorrebbero dei corsi di aggiornamento sulla relazione col proprio corpo e con quello degli altri.  Altro che Eros Center, qui ci sarebbe bisogno di Eros “Culture” Center…

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