Ancora due battute. Ieri sera mi sono visto “la storia siamo noi” di Gianni Minoli, puntata speciale su Craxi. Mi sono fatto un’idea per così dire “sistemica”, cioè, cos’è successo al sistema Italia in quel periodo e che parte ha giocato Craxi?
Craxi ereditava nel ’76 un partito socialista piuttosto alla frutta, tanto che quelli svegli se ne erano già andati nel PSDI di Saragat.
Craxi da’ un’impostazione al PSI del tutto nuova e sintonica con il polso del paese. Craxi si inserisce come un piccolo staterello tra due macro continenti DC e PCI che godevano di una solidità strutturale e finanziaria non paragonabili per il PSI. Ma soprattutto DC e PCI avevano “sostegni” esterni che il PSI non aveva.
Senza soldi non si canta messa, non è sufficiente avere il polso del paese. Il PSI diventa un partito moderno, post’identitario, non più di “ispirazione marxista”. IL PSI vuole essere un partito di governo. Il PSI deve fare “sistema”, un sistema che però non può arrivare alla solidità di DC e PCI, non in quell’istante, non nei tempi desiderati. Per tenere il passo occorre un aiuto, e così il PSI comincia a doparsi, con l’ansia di voler stare nella maggioranza, di guidarla, pur non essendo il partito più grosso. De Mita lo fa capire bene: ” non poteva reggere a lungo un governo guidato da un partito che non era il maggiore della coalizione”.
La prima spinta craxiana va fisiologicamente perdendo forza, ma il PSI è ormai entrato nei gangli del potere e ciò che prima era utile al sostegno del partito comincia a diventare più utile a chi nel partito, o per il partito, occupa posizioni di rango. Il PSI fa un gioco più grande di sè. C’è il momento di tirare il fiato, di fare un po’ di opposizione costruttiva con un ex PCI-PDS che comincia un’interessante fase di transizione. Ma Craxi dice ad Occhetto che lui non può permettersi di stare all’opposizione neanche un giorno. E allora servono dei trucchi, che però quando si cominciano a fare con troppa disinvoltura, alla luce del solleone, quando non si dispone di un sistema “inespugnabile” (D’Alema), quando si confonde il mezzo (comunque illecito) col fine, allora va tutto in cortocircuito e salta tutto… BBBBummmmm.
E poi l’epilogo di tangentopoli che ha avuto l’effetto perverso di allontanare quei pochi che si facevano qualche scrupolo. Quelli col pelo sono restati tutti. Cazzo.
Alcuni fatti fondamentali:
- Craxi è stato l’interprete italiano del reaganismo;
- ne segue che con Craxi il PSI è diventato un partito di destra, più di destra della DC, che non è venuta meno alla sua impostazione interclassista;
- come Reagan, Craxi ha generato un enorme debito pubblico, che tuttora costituisce uno dei massimi problemi dell’Italia.
Condivido l’analisi, ma per la mancanza di questi fatti mi pare fortemente incompleta.
Il PSI, o meglio il PSI di Craxi era infatti gradito alla P2 di Licio Gelli. Il PSI è diventato un partito reaganiano senza accorgerse, confondendo la baldanza dei suoi giovani dirigenti con una formula politica applicabile tout court…
E comunque bene ha fatto Travaglio ad anno zero a ricordare come le sentenze di cassazione avevano stabilito che Craxi si è arricchito anche personalmente, acquisto di ville per sè, alberghi per le amanti ecc. ecc. ecc.
E’ vero che il PSI può essere interpretato come un partito “moderno” che tentò di farsi strada in un sistema già malato, ma allora ad un certo punto perse il senno e Bettino ci mise del suo. Eccome.