Da troppo tempo a questa parte la figura dell’ecologista (di cui faccio beatamente parte) fa rima con “infelicità costante nel tempo”. E’ una cornice mediatica costruita ad arte dai giornali e da chi li possiede, ne sono convinto. Allo stesso tempo però c’è chi ci è cascato meravigliosamente. Nei movimenti ecologisti, a parte qualche invasato che lascia il tempo che trova, ci sono del persone non brave, di più, santi viventi. Gente che si smazza delle menate pazzesche e si assume delle responsabilità spaventose a gratis, e quando non è a gratis sono stressati come i manager di una multinazionale ma con lo stipendio di un operatore di call center (con tutto il rispetto e l’affetto per i mei amici callcenteristi).
Questo è il ruolo che gli ha costruito il potere, e loro (noi) ci sono cascati con le mani e con i piedi. Chi predica l’ecologia ha il sex-appeal di un cormorano kuwaitiano sporco di petrolio. Porta sfiga. Gli si attribuiscono responsabilità che non possono avere perchè non hanno potere, ma il peggio è che certe responsabilità se le pigliano volentieri. Martiri. La cui immagine verrà sfruttata un domani per il nuovo vestito del potere.
Se invece l’ecologista mandasse a fare in c*lo un po’ di più, se si facesse vedere gaudente e felice, godurioso… Così come a suo tempo Tinto Brass sdoganò il sesso come piacere per il piacere, se l’ecologia fosse un vettore per il godimento allora si che il giuoco delle parti cambierebbe.