Feeds:
Articoli
Commenti

Per ragioni personali di facile intuizione ho scoperto che a Bergamo ci sono cittadini più uguali degli altri. Come riportato dal sito del comune alcuni dei tanto agognati posti all’asilo nido sono riservati ai dipendenti comunali e provinciali. E’ curioso, in questi casi sento sempre dire che sono gli immigrati che rubano il posto agli italiani, ma forse non è sempre così. Questa E’ una forma di apartheid. Un impiegato comunale non dovrebbe avere più diritti degli altri su ciò che è pubblico, in quanto non è un affare privato. Il comune di Bergamo non è una banca che istituisce un asilo per i propri dipendenti a cui giustamente da’ la precedenza, e magari sceglie di concedere dei posti anche all’esterno. Eppure qualcuno ritiene che debba andare così. Più di uno, tant’è che mai nessuno ha ritenuto di dover sollevare questa questione, né a destra né a sinistra.

Ognuno ha i suoi privilegi e guai a chi li tocca. Poco importa se per un dipendente comunale iper protetto lascia fuori dei precari. Questa è l’Italia, un paese di rendite anche piccole ma ben difese, e chi è dentro è dentro, e chi è fuori, è fuori…

Da novembre l’ospedale di Bergamo si trasferirà alla Trucca, mentre i vecchi e secondo me bellissimi Ospedali Riuniti saranno abbandonati a sé stessi (leggete qua). Su quell’area non ci sono progetti, ma è in centro, è ENORME, ed è bella. 99/100 quest’area verrà occupata da qualcuno, è troppo invitante ed entrarvi sarà facilissimo.

Non so voi, ma io ci vedo l’ambientazione ideale per un “quartiere libero” tipo Christiania. Del resto se nessuno la vuole e nessuno sa cosa farsene…

Già vedo le aiuole coltivate a erbe “mediche”, animali da cortile che si accoppiano gioiosamente là dove un tempo i malati terminali muovevano gli ultimi passi della loro vita. Tribù varie di Frikkettoni e neobucolici che sviluppano una grande comunità autarchica, il quartiere Santa Lucia che va spopolandosi ogni giorno di più, immobili che crollano di valore, gente di tutti i colori e provenienze che va ad occuparli, i sindacati di polizia che chiedono di poter non entrare nella zona…

E Daniele Belotti Sindaco di Bergamo, al secondo mandato, che promette di liberare l’area infestata dai centri sociali col favore della sinistra. Qualcuno (pochi) poi avrà il coraggio di obiettare che essendo al potere ormai da 15 anni in città forse anche il centro destra ha qualche responsabilità su questa situazione, ma alla gente non importa, e comunque sarà sempre colpa dei comunisti.

Noi fummo per secoli

Calpesti, derisi,

perché non siam popolo,

perché siam divisi.

Per chi non lo sapesse queste parole sono presenti nel nostro inno nazionale “Il Canto degli Italiani”, passato alla storia come “Fratelli d’Italia”. Certo, se il giorno in cui si celebra la sconfitta del nazifascismo e la nascita della democrazia in Italia ci ritroviamo sempre qui… we gotta a problem.  Se questa celebrazione non riesce ad essere di tutti la responsabilità è anche di chi tenta di appropriarsene. Si, lo so che abbiamo al governo un P2ista, che diversa gente che oggi amministra proviene da ambienti dichiaratamente neofascisti ecc. E’ vero, ma è anche vero che costoro, per la maggior parte, si sono dovuti adeguare a ciò che è stato stabilito dopo quel 25 aprile.  Sapere che, nel nostro piccolo ci si mette d’accordo per coprire il discorso (poi non avvenuto) del sindaco cantandogli sopra bella ciao, non mi è sembrata una buona idea.  Semmai prima si ascolta, poi si fischia se il discorso è stato brutto, ma non si impedisce di parlare. Così fanno i fascisti. Il fatto che un sindaco come   il nostro, missino della prima ora, sia tenuto a salire sul palco ed eviti la provocazione di chi lo ha preceduto (Veneziani soleva porgere omaggio ai morti di Salò proprio in quella data), è segno che il 25 aprile non è una data da prendere sottogamba. Il fatto che ci siano esponenti di destra o centrodestra capaci di dare un senso anche da parte loro alla festa di liberazione è una vittoria. Franco Tentorio passerà alla storia come un sindaco moscio, sconclusionato, e circondato da incompetenti, non come fascista. Anche perché i fascisti di oggi tutti sono, fuorché chi una rielaborazione del passato l’ha pur fatta.

Appropriarsi di questa data in maniera escludente è un’operazione pericolosa che sta portando questa ricorrenza fondamentale alla stregua di una pasqua ebraica, nel senso di una festività molto sentita, ma da da una parte decisamente esigua della popolazione. Finché un uomo o una donna di destra avrà la capacità di esporsi e parlare pubblicamente nel giorno del 25 aprile, avremo vinto.

Il mio desiderio sarebbe che il 25 aprile non ci fossero bandiere di partito ma solo il tricolore nazionale.

Diciamo che quest’anno gli alpini ci hanno dato una mano…

IN MOTU GRATIA

Ragazzi, parliamoci chiaro, quandomai vi è capitato (e vi capiterà) di vedere la prima mondiale di un capolavoro assoluto?

Ecco, venerdì 30 aprile, al cineforum di piazza della Libertà a Bergamo, IN MOTU GRATIA. Alle 21.00

Il 25 aprile testimonia una cosa su tutte: la capacità di un popolo di autodeterminarsi e di ribellarsi quando la situazione non è più umanamente sopportabile. Il 25 aprile è un punto di arresto e di ripartenza. Un popolo conscio di possedere simili risorse è un popolo libero, è coraggioso, è capace di confrontarsi civilmente.  Per questo il 25 aprile è patrimonio di tutti, è la celebrazione di una risorsa che è in tutti noi. Per questo il 25 aprile, a qualcuno non piace, per questo il 25 aprile è stato confinato ad una festa di parte prima che una festa partigiana. Recuperarlo non sarà facile, ma è doveroso.

Non che fosse un capolavoro, su questo siamo d’accordo, ma proprio per questo andava potenziata la pista ciclabile di viale Papa Giovanni XXIII, non rimossa. Se mi fa male un piede lo guarisco, non me lo taglio mica.

Spiace. Spiace che alla guida del vapore ci sia la beata ignoranza, l’asservimento, il vuoto.

Spiace sapere che eventuali correzioni di rotta si dovranno esclusivamente a possibili incidenti di portiere che si apriranno in faccia a dei ciclisti che hanno l’unico torto di togliere un po’ ditraffico alla città.

Spiace sapere che alla guida di tutto ciò ci sia il più miope degli opportunismi politico elettorali e la logica del muori tu-vinco io.

Spiace sapere che la visione di chi è alla guida della città è quella di chi divide il mondo in NOI e gli altri, laddove gli altri sono solo una fastidiosa razza da estinguere. Negri, froci, terroni, ciclisti…

Ci sono cose che non capisco.Come può saltare in mente al presidente del consiglio di dire che Saviano fa fare brutta figura all’Italia? Ma non solo… anche ad essere il più nefando dei politici io piuttosto Saviano lo sfrutterei, dicendo che sono suo amico e che anzi (e questo è vero) la mia famiglia gli fa da editore. Lo rivendicherei con orgoglio. Starei anche solo strumentalmente da parte della “brava gente”. Ruberei un simbolo alla sinistra che a sua volta se ne sta appropriando anche un po’ indebitamente. Saviano è di tutti ed è un esempio per tutti.

L’Italia ha bisogno di simboli per stare unita e Saviano, come furono Falcone e Borsellino (uomini di destra), dovrebbe essere uno di questi.

Cioè, se neanche Saviano può rappresentare un simbolo di unità nazionale e politica, cosa ci resta…

Milly Carlucci?

Come sapranno già i lettori che incombono in questo umile blog di provincia, ad Adro, a pochi chilometri dalla mia postazione, è successo un bel casino. Per colpa dell’insolvenza di alcuni genitori, i rispettivi figli sono stati esclusi dal servizio mensa della scuola, su due piedi, con relative pesanti conseguenze. Soprattutto nei confronti dei ragazzini. Poi è arrivato un anonimo benefattore, che non solo ha saldato il conto degli insolventi, ma ha anche scritto una lettera di denuncia verso la propria comunità, capace di produrre simili e aberranti soluzioni… Vi stupirò con effetti speciali, però mi viene da mettermi un po’ anche nei panni dei genitori che la mensa la pagano.

Per carità, ognuno ha le sue esperienze, e per giudicare dovremmo conoscere ogni singolo caso, però, diamine, se io fossi un genitore che faticosamente ha pagato la retta della mensa ai figli, magari rinunciando a qualcosa per amor di dignità, cavolo… sarei furibondo con chi non paga. Chi glielo fa fare domani a loro di pagare? …  E questa domanda la lascio aperta.

Seconda cosa, il problema che sta in mezzo è che il nostro paese non è più abituato alla povertà, né tantomeno alla dignità nella povertà. Come la maggior parte degli esseri viventi anch’io ho origini estremamente umili. I miei nonni materni, ad esempio, erano ufficialmente poveri: casa di 40mq a Rho, uno stipendio da impiegatino dell’azienda elettrica e quattro figlie sfamare. Allora erano poveri in tanti, si era in buona compagnia, infatti quando sento parlare mia mamma e le sue sorelle di quei tempi non colgo particolare mortificazione o livore. C’era poco, ma c’era anche tanta dignità. Oggi il problema è che la povertà è sinonimo di esclusione sociale. Non esiste una forma di povertà dignitosa. I poveri sono gli altri, quindi finché sono immigrati, gente che è bene che stia “sotto”, tutto torna, ma oggi, quando sotto ci siamo in tanti e misti, ci mostriamo terribilmente impreparati. Il benefattore di Adro dice che in mezzo a quei poveri ci sono sicuramente dei “furbi”, è vero, e questi, per quanto mi riguarda, non meritano compassione alcuna (semmai i loro figli). Dall’altra parte però mi chiedo, e i poveri veri, fosse anche uno solo, come ce li gestiamo? Siamo sicuri che l’estromissione dai luoghi di aggregazione, tra cui la mensa scolastica, sia la soluzione migliore?

Alì.

Chi è Lynda Dematteo? Intanto è una ricercatrice, antropologa etnografista, ma a noi interessa perchè ha fatto uno studio mooolto moolto originale su uno dei fenomeni politici (abbiamo scoperto) più originali dell’occidente, ovvero la Lega Nord. La pregevolezza della sua operazione è quella di avere descritto un fenomeno molto complesso e bizzarro, finalmente, attraverso delle categorie diverse. Un amico, durante la conferenza che si è tenuta l’ 8 aprile presso l’università di Bergamo, uno di quelli che è in politica ma davvero e si fa un mazzo, uno di quelli che ha vinto quando tutti hanno perso, tipo che chi ha votato lega alle europee ha poi votato lui e i suoi alle amministrative lo stesso giorno, ha detto che l’adesione alla Lega è un fenomeno che paradossalmente NON è politico, ma pre-politico. Il Saggio di Lynda Dematteo è infatti uno studio che con la politica non avrebbe nulla a che fare, se non che l’oggetto di studio è un partito politico.  Ma andiamo avanti.

L’aspetto che più mi ha colpito di questo studio è di come la Lega abbia saldato il linguaggio politico con la parodia del linguaggio politico stesso, di come la Lega sia stata magicamente in grado di riattivare le maschere della commedia dell’arte, portando in un certo senso il carnevale in politica, mettendo lo schiavo, o meglio, lo Zanni al potere e autorizzando di conseguenza tutti gli eccessi possibili (il famoso sdoganamento dell’indecenza). Dematteo ha individuato nel fenomeno leghista la creazione di una sorta di “imperialismo italiano” di cui lo Zanni leghista sarebbe vittima. Continua a leggere

Alla fine il Marcello non è stato eletto, nonostante le quasi 4000 preferenze che è riuscito ad ottenere. Una dopo l’altra, senza che ci fossero reali appoggi di segreteria che no fossero degli attestati di stima (un po’ come Pina Fantozzi al celebre marito Ugo quanto le chiedeva se lei lo amasse). Ma non è questo il vero problema. Il problema è un altro ed è la non rappresentanza di una fetta di popolazione lombarda e bergamasca che va ben oltre le preferenze del Marcello. Se il PD si ferma a poco più di un centimetro dall’UDC, cercando di accchiappare consensi solo in quella direzione, questo, è un problema. E’ un problema perchè si tronca un percorso e una relazione con l’elettorato di cui, secondo me, il PD aveva disperatamente bisogno. E’ un problema perchè ora dei problemi ambientali (e non solo)  ce ne si occuerà solo marginalmente e soprattutto la bergamasca non avrà veri referenti a cui chiedere e con cui scambiarsi informazioni. Martina deve già fare il segretario e Barboni non mi sembra particolarmente appassionato a quei temi. Viene a mancare la rappresentanza della realtà metropolitana bergamasca o come la chiamiamo noi “Grande Bergamo” e dei suoi temi emergenti . E’ un po’ come se mancasse il futuro.

A sinistra di Barboni non c’è più nulla in consiglio. Tutto ciò non solo non ha senso, ma è anche un po’ pericoloso. E’ vero, la vocazione suicida della sinistra radicale non ha avuto bisogno di aiuto, però non siamo nel campo dell’aritmetica. Qualcosa di importante a sinistra del PD c’è e non è affatto piccolo( potremmo andare dall’8 al 15%), semmai è frastagliato e disordinato, ma se il PDlombardo e bergamasco ha delle pretese di sopravvivenza (siamo onesti con noi stessi, orsù),  non può continuare a convergere solo ed esclusivamente verso il centro (che poi ormai queste categorie destra-sinistra-centro le trovo un po’ troppo bidimensionali per le caratteristiche della politica contemporanea). Il rischio è quello di alimentare dei movimenti che accumulando sempre più frustrazione, diventino col tempo sempre più imbizzarriti e difficili da gestire come interlocutori politici.  Il rischio è anche quello del terrorismo, si si. Non è l’unica deriva possibile ma è una delle tante. Quando qualcosa esiste, se non è rappresentato, se non lo si vuole rappresentare, in qualche modo si farà riconoscere, e questo modo potrebbe essere davvero poco gradevole. Per tutti.

« Articoli più recenti - Articoli precedenti »