Come sapranno già i lettori che incombono in questo umile blog di provincia, ad Adro, a pochi chilometri dalla mia postazione, è successo un bel casino. Per colpa dell’insolvenza di alcuni genitori, i rispettivi figli sono stati esclusi dal servizio mensa della scuola, su due piedi, con relative pesanti conseguenze. Soprattutto nei confronti dei ragazzini. Poi è arrivato un anonimo benefattore, che non solo ha saldato il conto degli insolventi, ma ha anche scritto una lettera di denuncia verso la propria comunità, capace di produrre simili e aberranti soluzioni… Vi stupirò con effetti speciali, però mi viene da mettermi un po’ anche nei panni dei genitori che la mensa la pagano.
Per carità, ognuno ha le sue esperienze, e per giudicare dovremmo conoscere ogni singolo caso, però, diamine, se io fossi un genitore che faticosamente ha pagato la retta della mensa ai figli, magari rinunciando a qualcosa per amor di dignità, cavolo… sarei furibondo con chi non paga. Chi glielo fa fare domani a loro di pagare? … E questa domanda la lascio aperta.
Seconda cosa, il problema che sta in mezzo è che il nostro paese non è più abituato alla povertà, né tantomeno alla dignità nella povertà. Come la maggior parte degli esseri viventi anch’io ho origini estremamente umili. I miei nonni materni, ad esempio, erano ufficialmente poveri: casa di 40mq a Rho, uno stipendio da impiegatino dell’azienda elettrica e quattro figlie sfamare. Allora erano poveri in tanti, si era in buona compagnia, infatti quando sento parlare mia mamma e le sue sorelle di quei tempi non colgo particolare mortificazione o livore. C’era poco, ma c’era anche tanta dignità. Oggi il problema è che la povertà è sinonimo di esclusione sociale. Non esiste una forma di povertà dignitosa. I poveri sono gli altri, quindi finché sono immigrati, gente che è bene che stia “sotto”, tutto torna, ma oggi, quando sotto ci siamo in tanti e misti, ci mostriamo terribilmente impreparati. Il benefattore di Adro dice che in mezzo a quei poveri ci sono sicuramente dei “furbi”, è vero, e questi, per quanto mi riguarda, non meritano compassione alcuna (semmai i loro figli). Dall’altra parte però mi chiedo, e i poveri veri, fosse anche uno solo, come ce li gestiamo? Siamo sicuri che l’estromissione dai luoghi di aggregazione, tra cui la mensa scolastica, sia la soluzione migliore?
Alì.